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Perché il tasto «Mi piace» è un pollice alzato
Il pollice alzato di Facebook è diventato un simbolo universale. Da dove viene il gesto, perché fu scelto nel 2009 e perché in alcuni paesi è meglio non usarlo.

- Il tasto «Mi piace» con il pollice alzato arrivò su Facebook nel febbraio 2009, dopo lunghe discussioni interne sul nome e sul simbolo.
- L’idea che il pollice alzato venga dai gladiatori romani è probabilmente un mito: il significato positivo si diffuse soprattutto nel Novecento.
- In alcuni paesi il gesto è considerato offensivo: un buon promemoria sul fatto che i simboli dipendono dalla cultura.
Lo premiamo decine di volte al giorno, spesso senza pensarci. Il pollice alzato è diventato il modo più semplice per dire «mi piace», «d’accordo», «ricevuto». Ma perché proprio un pollice? E da dove viene questo gesto che oggi capiscono tutti?
Il mito dei gladiatori
Si racconta spesso che negli anfiteatri romani il pubblico alzasse il pollice per salvare il gladiatore sconfitto e lo girasse verso il basso per condannarlo. In realtà le fonti antiche parlano di «pollice verso» senza chiarire in che direzione fosse girato, e gli storici non sono d’accordo. L’immagine che abbiamo in mente viene soprattutto da un famoso quadro dell’Ottocento, «Pollice verso» di Jean-Léon Gérôme, e poi dal cinema.
Dai piloti ai fumetti
Il significato positivo del pollice alzato si diffuse nel Novecento. Durante la Seconda guerra mondiale i piloti lo usavano per comunicare con il personale a terra che era tutto pronto, quando il rumore dei motori rendeva impossibile parlare. Poi arrivarono il cinema, la pubblicità, i fumetti: il pollice alzato diventò il segno universale dell’«ok».
Il «Mi piace» di Facebook
Facebook introdusse il tasto il 9 febbraio 2009. Il progetto era nato un paio di anni prima e aveva avuto diversi nomi di lavoro: per un periodo si parlò di un tasto «Awesome», «fantastico». Alla fine vinse «Like», più semplice e adatto a tutto, e il simbolo scelto fu la mano con il pollice alzato, immediata da capire in ogni lingua. Il tasto ebbe un successo enorme e cambiò il modo in cui funzionano i social: i contenuti più apprezzati diventavano i più visti.
Un gesto antico, un tasto moderno: il simbolo più semplice è spesso quello che vince.
Non ovunque è un complimento
In alcune zone del Medio Oriente, dell’Africa occidentale e dell’America Latina il pollice alzato è stato a lungo un gesto volgare, un po’ come il dito medio da noi. La diffusione dei social ne ha cambiato in parte il significato, ma è un buon esempio di come un simbolo possa dire cose diverse a persone diverse.
Una lezione per chi comunica
Icone, colori, gesti e parole non hanno un significato fisso: lo prendono dal contesto e dalla cultura di chi guarda. Per un’azienda che comunica anche con clienti di altri paesi, vale la pena controllare che immagini e simboli dicano davvero quello che si vuole dire.
E il «Mi piace», da solo, non basta: un contenuto riuscito è quello che fa fare qualcosa, salvarlo, condividerlo, contattarti. Se vuoi contenuti social che vadano oltre il pollice alzato, scrivici.
Domande frequenti
Quando è nato il tasto «Mi piace» di Facebook?
È stato introdotto il 9 febbraio 2009, dopo un lavoro interno durato circa due anni.
I gladiatori venivano salvati con il pollice alzato?
Non è certo. Le fonti antiche parlano di «pollice verso» senza descriverlo con precisione; l’immagine moderna viene soprattutto dalla pittura dell’Ottocento e dal cinema.
I «Mi piace» contano ancora sui social?
Sì, ma pesano di più salvataggi, condivisioni e commenti, che indicano un interesse più forte per il contenuto.
