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Font serif o sans serif: cosa cambia per chi legge

I font serif hanno piccoli tratti alle estremità delle lettere, i sans serif no. Da dove vengono, cosa comunicano e come sceglierli per il sito e i materiali dell'azienda.

Caratteri tipografici di piombo
In breve
  • I font «serif» hanno piccoli tratti alle estremità delle lettere; i «sans serif» non li hanno.
  • I serif comunicano tradizione ed eleganza, i sans serif modernità e chiarezza.
  • Sugli schermi di oggi entrambi si leggono bene: conta di più scegliere caratteri ben disegnati e abbinarli con criterio.

Guarda da vicino le lettere di un quotidiano e poi quelle dei menu del tuo telefono. Nelle prime noterai dei piccoli «piedini» alle estremità delle aste; nelle seconde no. I caratteri con i piedini si chiamano serif, quelli senza sans serif, e la scelta tra font serif o sans serif cambia, più di quanto sembri, il modo in cui un testo viene percepito.

La parola «Leggere» su due cartoncini: a sinistra in un carattere serif, a destra in un sans serif
La stessa parola: a sinistra un serif, con i piccoli tratti alle estremità; a destra un sans serif, senza.

Da dove vengono i serif

Quei piccoli tratti li troviamo già nelle iscrizioni dell’antica Roma, come quella alla base della Colonna Traiana. Una delle spiegazioni più accreditate è che nascessero dal pennello usato per tracciare le lettere sulla pietra prima di scolpirle. Nel Rinascimento i tipografi, anche italiani come Aldo Manuzio a Venezia, li portarono nei libri a stampa, e i serif sono rimasti per secoli lo standard della lettura.

L’arrivo dei sans serif

I caratteri sans serif si diffusero nell’Ottocento per manifesti e insegne, dove dovevano farsi notare da lontano. Nel Novecento divennero il simbolo della modernità: Futura, Helvetica e i loro discendenti hanno riempito cartelli stradali, marchi e, più tardi, gli schermi dei computer.

Cosa comunicano

  • Serif: tradizione, autorevolezza, eleganza, cultura. Pensa ai giornali, alle case editrici, ai marchi di moda e di lusso.
  • Sans serif: modernità, semplicità, efficienza, tecnologia. Pensa alle app, ai marchi digitali, alla segnaletica.

Prima ancora di leggere le parole, il lettore legge il carattere con cui sono scritte.

Quale si legge meglio?

Per anni si è detto che i serif fossero migliori per la stampa e i sans serif per gli schermi, che una volta avevano pochi pixel e rendevano male i dettagli fini. Con gli schermi ad alta risoluzione di oggi la differenza si è quasi annullata: le ricerche non mostrano un vincitore netto. Contano di più la dimensione, lo spazio tra le righe, la lunghezza delle righe e il contrasto con lo sfondo.

Come abbinarli

Un abbinamento classico e molto efficace è usare un serif per i titoli, che dà personalità ed eleganza, e un sans serif per i testi lunghi, poiché più pulito e non stanca. È la scelta che abbiamo fatto anche per il nostro sito: titoli in Playfair Display, testi in Instrument Sans. Qualche regola pratica:

  • due famiglie bastano, al massimo tre;
  • abbina caratteri con proporzioni simili, perché stiano bene insieme;
  • testo del sito almeno a 16 pixel, con righe non troppo lunghe;
  • carica i caratteri dal tuo server, per velocità e privacy;
  • usa sempre gli stessi, su sito, documenti e social: è parte dell’identità.

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Domande frequenti

Cosa significa serif?

Serif indica i piccoli tratti alle estremità delle lettere (in italiano «grazie»). I caratteri che li hanno si chiamano serif, quelli che non li hanno sans serif.

Per il sito è meglio un font serif o sans serif?

Entrambi funzionano sugli schermi di oggi. Spesso si usa un serif per i titoli e un sans serif per i testi.

Quanti caratteri usare in un sito?

Due famiglie sono di solito sufficienti. Di più rendono la pagina disordinata e rallentano il caricamento.