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Sito in più lingue: gli errori che costano visite

Tradurre il sito non basta per farsi trovare all'estero. Gli errori più comuni dei siti multilingua, dalle traduzioni automatiche agli indirizzi sbagliati, e come evitarli.

Mappamondo con bandierine
In breve
  • Un sito multilingua porta visite solo se ogni lingua ha pagine proprie, indirizzi propri e testi curati.
  • Gli errori più comuni: traduzioni automatiche non riviste, lingua scelta in automatico, parti non tradotte, mancanza dei tag hreflang.
  • Meglio poche lingue fatte bene che tante fatte a metà.

Vendi anche fuori dall’Italia e decidi di tradurre il sito. Installi un plugin, attivi la traduzione in inglese, tedesco e francese, e il gioco è fatto. Qualche mese dopo, però, le visite dall’estero sono pochissime. Succede spesso: un sito multilingua ha regole sue, e alcuni errori comuni costano visite e contatti.

Errore 1: la traduzione automatica non rivista

Gli strumenti di traduzione automatica sono migliorati moltissimo, ma sbagliano ancora i termini tecnici, i modi di dire e il tono. Un cliente tedesco che legge una scheda tradotta male pensa che anche il prodotto sia poco curato. Usa la traduzione automatica come base, poi falla rivedere da chi conosce la lingua e il settore, almeno per le pagine principali.

Errore 2: una sola pagina per tutte le lingue

Alcuni sistemi cambiano la lingua della stessa pagina con un pulsante, senza cambiare l’indirizzo. Per Google è come se esistesse una sola versione: le altre lingue non vengono trovate. Ogni lingua deve avere i suoi indirizzi, per esempio /en/, /de/, /fr/.

Errore 3: dimenticare hreflang

Il tag hreflang è un’indicazione nel codice che dice a Google «questa pagina esiste anche in inglese, eccola». Senza, i motori di ricerca possono mostrare la versione italiana a un utente tedesco, o considerare le versioni come contenuti duplicati. I buoni plugin multilingua lo aggiungono da soli: va solo verificato che funzioni.

Errore 4: scegliere la lingua al posto del visitatore

Mandare automaticamente ogni visitatore alla lingua del suo browser o del suo paese sembra comodo, ma crea problemi: un italiano all’estero si ritrova il sito in un’altra lingua, e i motori di ricerca, che visitano soprattutto dagli Stati Uniti, rischiano di vedere solo l’inglese. Meglio suggerire la lingua con un avviso e lasciare sempre la scelta visibile.

Tradurre un sito è facile. Farlo trovare, e capire, in un’altra lingua è un lavoro.

Errore 5: tradurre a metà

Menu tradotto ma moduli in italiano, schede in inglese ma PDF solo in italiano, messaggi di conferma rimasti nella lingua originale. Ogni pezzo non tradotto interrompe l’esperienza e fa dubitare della serietà dell’azienda. Controlla anche titoli delle pagine, descrizioni per Google e testi alternativi delle immagini.

Errore 6: tradurre le parole, non le ricerche

Le persone in ogni paese cercano con parole loro, che non sempre sono la traduzione letterale delle tue. Prima di tradurre le pagine più importanti, verifica quali termini usano davvero i clienti in quella lingua: è la stessa ricerca di parole chiave che si fa per l’italiano.

Da dove partire

Scegli le lingue dei mercati dove vendi davvero, parti dalle pagine che portano contatti (home, prodotti principali, contatti) e allarga poco alla volta. Una lingua curata porta più risultati di cinque trascurate.

Stai pensando di tradurre il tuo sito? Scrivici: ti aiutiamo a impostarlo bene fin dall’inizio.

Domande frequenti

La traduzione automatica penalizza il sito su Google?

Google valuta la qualità e l’utilità dei contenuti. Una traduzione automatica non rivista, piena di errori, rischia di essere considerata di bassa qualità.

Meglio sottocartelle o domini diversi per ogni lingua?

Per la maggior parte delle aziende le sottocartelle (sito.it/en/) sono la scelta più semplice ed efficace, perché sfruttano l’autorevolezza del dominio principale.

Cos’è il tag hreflang?

È un’indicazione nel codice che collega tra loro le versioni della stessa pagina in lingue diverse, così Google mostra a ogni utente quella giusta.